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Giorno 1 - Viaggio per il Nord del Caucaso - Ossetia del Nord-Alania

  • Immagine del redattore: Riccardo Viola Pitoni
    Riccardo Viola Pitoni
  • 19 feb
  • Tempo di lettura: 11 min

Aggiornamento: 22 feb

L'Ossetia del Nord - Alania è una piccola repubblica all'interno della Federazione Russa con una superficie di quasi 8.000 km2 e con una popolazione stimata di 800.000 abitanti. Lontana più di 1.600 km da Mosca ma a soli 180 km da Tbilisi. Ha come Capitale Vladikavkaz, un'importante cittadina sia per la sua posizione che per la sua storia, è anche un grande centro culturale sia Russo che Osseto.


Pur essendo una repubblica autonoma all'interno della Russia, con un suo bilinguismo, un suo parlamento ed un alto grado di autonomia, non esistono confini o dogane sulle strade tra le varie altre repubbliche autonome o le altre province russe, solo qualche posto di blocco militare con la Repubblica dell'Inguscezia dove controllano sporadicamente mezzi e persone.

Perché è una repubblica?

L'attuale Ossetia del Nord - Alania prende il nome dall'antica Alania, un antico regno di etnia iranica con capitale Maghas (che non è l'attuale capitale dell'Ingushetia), questo sopravisse fino al 1200 con le invasioni mongole, gli osseti sono i diretti discendenti di questo popolo. I russi durante le guerre per la conquista del Caucaso, fondarono Vladikavkaz nel 1784, un importante avamposto militare dove venne abitata sia dai russi e sia dagli osseti scesi dalle montagne, vennero costruite strade e ferrovie, tra cui l'importante Strada Militare per Tbilisi. L'Ossetia nel 1800 era completamente sotto controllo dell'Impero Russo. Nel 1917 la zona venne aggregata prima Repubblica delle Montagne del Caucaso Settentrionale e poi nella Repubblica Socialista Sovietica Autonoma delle Montagne con Vladikavkaz come capitale. La repubblica venne alla fine assorbita nell'Unione Sovietica, diventando un Oblast Autonomo nel 1924 per poi evolversi nella Repubblica Socialista Sovietica Autonoma dell'Ossezia Settentrionale nel 1936 con gli attuali confini. Solo nel 1994, dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica la repubblica venne stabilita come Repubblica dell'Ossetia del Nord - Alania, questa ebbe un inizio abbastanza nero per via delle tensioni etniche con il popolo inguscio e poi nel 2004 con l'attentato alla scuola di Beslan.

"I love Vladikavkaz" in osseto, Æз уарзын Дзæуджыхъæу "Æz uarzyn Dzæudžyqæu"
"I love Vladikavkaz" in osseto, Æз уарзын Дзæуджыхъæу "Æz uarzyn Dzæudžyqæu"

La repubblica ha un'indipendenza De Facto, ha un proprio parlamento autonomo ma non ha un presidente come le altre repubbliche confinanti, ma un governatore ed un primo ministro. La repubblica è abitata per il 68% da Osseti e per il 18% da Russi, gli altri gruppi sono armeni, georgiani e ingushi, quest'ultimo gruppo ha abbandonato in massa la Repubblica per via delle tensioni etniche create dalle pretese della Repubblica di Ingushetia di annettere una parte del Nord Ossetia.

Il monumento alla "Æ" l'unica lettera presa dal latino e simbolo della lingua osseta che però usa l'alfabeto cirillico.
Il monumento alla "Æ" l'unica lettera presa dal latino e simbolo della lingua osseta che però usa l'alfabeto cirillico.

Gli osseti, eredi degli Alani, sono un popolo iranico, all'epoca nomade, che si è spostato dall'oriente persiano fino a stabilirsi su queste montagne. L'osseto è una lingua iranica orientale più imparentato con il Pashto e lo Yaghnobi che con il Farsi dell'Iran, è anche l'unica lingua iranica orientale che però si trova ad occidente iranico.

Essendo il farsi (persiano d'Iran) la mia lingua mi aspettavo di potere capire qualcosa in osseto, mi sbagliavo. Già mi era difficile traslitterare questo cirillico modificato, in più pochissime parole si avvicinano all'attuale persiano, anche le più semplici, come "acqua" e "pane" mi sembravano lontane ed incomprensibili, nonostante in osseto questa repubblica si chiami "Iriston" ovvero terra degli Iron, gli osseti, con molta assonanza col termine Iran ed il suffisso -stan, che in persiano vuol dire terra. Alania è un nome che venne aggiunto a Nord Ossetia come revival dell'antico regno di Alania.

Il bilinguismo è dappertutto: sui cartelli stradali e sulle placche degli edifici pubblici, anche se il russo prevale come lingua veicolare. Personalmente mi è stato difficile sentire parlare osseto in città, il russo è comunque omnipresente anche perchè la repubblica è stata creata apposta per avere una buona parte di popolazione russa in modo da non avere pretese d'indipendenza. Mozdok, la città nella parte nord della repubblica è a prevalenza russa, si trova proprio sulla punta a nord, sembra una strana scelta il fatto di avere una città completamente russa all'interno della repubblica osseta, ma i sovietici erano furbi: mai creare delle repubbliche autonome con una completa maggioranza autoctona. Come risultato negli ultimi 40 anni si sono create diverse tensioni e guerre per i confini sia di queste varie piccole repubbliche sia dei vari Stan dell'Asia Centrale.

Nonostante tutto gli Osseti sono un popolo fiero, amanti della propria cultura, del proprio floklore, della propria lingua e delle proprie montagne. Inoltre molti russi prediligono Vladikavkaz per il suo fervore culturale e la sua tranquillità: nonostante si trovi proprio ai limiti della Federazione Russa, la città è un bel centro culturale con decine di teatri, due filarmoniche, musei e gallerie d'arte. Inoltre questa omogeneità tra russi ed osseti è anche dovuta alla loro fede cristiana ortodossa

Museo Makharbeka Tuganova
Museo Makharbeka Tuganova

La repubblica ha una grande parte montuosa dove vivono la maggior parte degli osseti, ed una parte pianeggiante a nord dove si trova la capitale e la maggior parte delle cittadine come Beslan e Mozdok, qui passano anche la maggior parte delle strade e ferrovie.

L'ossetia del Nord cofina a sud con la Georgia, è collegata con Tbilisi tramite la famosa strada militare che parte da Vladikavkaz, un importante arteria per il commercio tra Russia, Georgia ed Armenia, 200km di strada e passi di montagna che attraversano la catena caucasica ed il monte Kazbeghi.

A ovest confina con un'altra entità della Federazione Russia: la Repubblica di Karbardino-Balkaria, a maggioranza abitata da sia da popoli circassi che popoli derivanti dai turchi, a nord con il Territorio di Stavropol', ed a est con la Cecenia e la repubblica di Ingushetia, quest'ultima nella parte sud ha uno degli ultimi confini controllati dalla Russia tra le repubbliche, si può entrare solo su permesso ufficiale per gli stranieri.

Chiesa Armena Apostolica a Vladikavkaz
Chiesa Armena Apostolica a Vladikavkaz

La religione principale è quella Russa Ortodossa, fede che il 50% della popolazione della repubblica è affiliata, il rito è in russo anche se si trovano alcune chiese che svolgono riti in osseto. Oltre alla presenza della Chiesa Armena Apostolica e dell'Islam, il 30% degli osseti pratica lo Uatsdin, una religione pagana derivante dagli antichi popoli Sciiti (non gli Sci'ti dell'Iran), chiamato anche Assimismo, questa religione è più praticata nelle zone di montagna sia nel Nord Ossetia che in quella del sud. Nonostante le grandi tensioni etniche degli anni '90 ed i gravi attentati terroristici di matrice ceceno-islamica le varie etnie, lingue e religioni convivono pacificamente all'interno della repubblica.

Autostazione n°1 di Vladikavkaz
Autostazione n°1 di Vladikavkaz

Come entrare nella Repubblica dell'Ossetia del Nord - Alania?

Ricordiamoci che si trova in Russia, anche se è un paese in guerra questa regione è abbastanza tranquilla, è comunque un paese difficoltoso, ma è parte dell'avventura. Bisogna ottenere un visto: nulla di più semplice, si ottiene online pagando 45$ comprendendo anche un'assicurazione sanitaria che copra l'intero viaggio, se ne trovano molte online, ma a parte l'emissione della polizza per richiedere il visto nessun altro mi ha chiesto di esibire quest'ultima. É anche obbligatorio scrivere un indirizzo di un hotel, può anche non essere quello che prenoterete più avanti. Entro 4 giorni riceverete il visto per email. Al confine vi verrà timbrato il passaporto e vi verrà data una ricevuta con i vostri dati in russo che dovrete tenere sempre con voi fino all'uscita dal territorio russo.

É difficoltoso arrivarci: dall'inizio dell'invasione dell'Ucraina i voli diretti con la Russia sono stati cancellati, l'unico modo è fare scalo ad Istanbul, in Armenia o in Georgia per raggiungere la Russia. In particolare Vladikavkaz è raggiungibile tramire linee aere russe da Istanbul. L'aeroporto della repubblica è quello di Beslan-Vladikavkaz, un'altra opzione può essere raggiungere l'aeroporto di Grozny o quello di Mineralnye Vody, quest'ultimo possiede più destinazioni comprese Istanbul, Yerevan, Tbilisi. La linea aerea Azerbaijan Airline purtroppo non effettua più voli per le città del nord del Caucaso fino a nuovo ordine, era il modo più diretto per raggiungere il Cucaso settentrionale. Ma c'è un opzione migliore ed avventurosa, che vi farà attraversa la catena dei monti caucasici da sud a nord: la Strada Militare Tbilisi-Vladikavkaz.

Strada Militare Tbilisi-Vladikavkaz: Confine Russo
Strada Militare Tbilisi-Vladikavkaz: Confine Russo

Basta reggiungere Tbilisi, e magari effetuare una bella visita in città e nei suoi dintorni. Per raggiungere Vladikavkaz basta prendere un minivan dall'autostazione di Didube o dall'autostazione di Ortachala. Le partenze sono ogni ora la mattina ed i biglietti sono acquistabili in biglietteria oppure su internet TKT.GE, 70 Lari per una sola andata.

É un viaggio abbastanza lungo che varia dalle 4 alle 5 ore per percorrere tutti i 200 km, il traffico può essere intenso soprattutto sul confine dove si trovano molti Tir commerciali. Tra il confine georgiano e quello russo ci sono 3 km di distanza, non si può attraversare a piedi.

Minivan Tbilisi Ortachala - Vladikavkaz
Minivan Tbilisi Ortachala - Vladikavkaz

Inizio del viaggio e Vladikavkaz- Giorno 1

Presi il minivan alle 07:30 da Ortachala il 19 gennaio, mi venne detto che la partenza non era garantita per via della neve, per due giorni di fila Tbilisi ne era completamente coperta. Provai lo stesso, alla fine avevo pagato un biglietto ed al limite sarei partito più tardi o l'indomani. Anche se a Tbilisi nevicava, nella zona del Kazbeghi no, era anche un giorno di festa ortodossa. Il minivan partì ed ero l'unico passeggero. La strada è lunga ma molto panoramica, smise di nevicare dopo Mtskheta, sulla strada si passa per Gudauri e per Stepantsminda, dopo molti tornanti e passi di montagna. Prima di raggiungere il confine russo scaricai le mappe offline con Google e Yandex, in più il traduttore in russo cosa che mi sarebbe stata molto utile non parlando bene la lingua e mischiando la mia infarinatura tra sloveno, croato e qualche parola di russo. La mia sim card georgiana non funzionava per nulla, e come scoprii in seguito per mia sfortuna, i turisti stranieri non possono acquistare una sim card russa.

La strada era abbastanza deserta, anche il confine, i camion erano fermi creando una coda di chilometri lungo la strada, al valico non c'era nessuno. In un attimo uscii dalla Georgia e per raggiungere il valico russo il minivan fece almeno 3 km di tunnel stretti e bui tra le montagne. Al confine russo gli agenti di confine erano quasi stupiti di vedere un passaporto italiano, immaginai che non molti europei passassero questo confine dall'inizio della guerra. Di solito chi passa questa frontiera sono camionisti, cittadini membri della Comunità degli Stati Indipendenti o russi che devono raggiungere gli aeroporti di Tbilisi e Kutaisi. Dopo qualche domanda in inglese, in un freddo pungente, mi ridiedero il passaporto, erano molto sorridenti, peccato che si dimenticarono di timbrarlo! Un agente riconsegnò il passaporto per il timbro, dentro c'era anche un foglietto con i miei dati scritti in russo, timbrarono e ripartii in direzione Vladikavkaz.

In russo, ed anche in osseto, il nome vuol dire letteralmente "Governatrice del Caucaso" per via della fortezza russa del 1784, fondata in modo da poter governare i popoli osseti e dell'Inguscetia ed iniziare la loro egemonia sul nord del Caucaso. Dal 1944 fino al 1954 la città venne chiamata Dzaudzhiqau, la traduzione in osseto di Vladikavkaz.

Entrando in Russia iniziai a guardare i cartelli pubblicitari e abituare il mio occhio all'alfabeto cirillico, alfabeto che conoscevo dal tajiko ma che mi da sempre confusione, ero già avvolto da una nube di tristezza, il sole era nascosto dalle nubi, e la differenza con la Georgia, più europea, era davvero netta. Nulla era scritto con l'alfabeto latino, solo cirillico.

Arrivai all'autostazione n°1 di Vladikavkaz alle 12:00, volevo cambiare gli Euro in Rubli ma ahimè non c'erano cambiavalute, sia in Georgia, Armenia, Azerbaijan ecc... si trovano cambiavalute sia in autostazione che per strada. Qui il nulla. Non avevo neanche il soldi per raggiungere il mio ostello, decisi allora di camminare fino al centro, avevo solo uno zaino ed una borsa, la distanza era di 4 km.

Percorsi tutto viale Kostava, non c'era sole, la temperatura toccava lo zero, sentivo il freddo sul viso e la barba mi si congelava per via della condensa del mio respiro, mi stavo maledicendo per aver deciso di partire per quest'avventura, ma la mia curiosità di conoscere questi luoghi che ho a lungo studiato era tanta. Mi feci forza pensando che sicuramente qualcosa sarebbe andato meglio.

Camminai per almeno un'ora, cercando invano un cambiavalute, ma almeno iniziai a capire come è fatta la città. I marciapiedi erano coperti di neve e di ghiaccio, sintomo che non vengono mai puliti, bisognava stare attenti a dove camminare evitando le parti trasparenti ghiacciate per non scivolare, l'ultima volta che vidi una simile situazione era a Gyumri, in Armenia, strade pulite ma marciapiedi ghiacciati. Incrocia poche persone sulla mia strada, cosa che fece salire ancora di più la mia tristezza ed il mio sconforto.

I condomini su viale Kostava erano tutti dell'epoca sovietica: grandi blocchi di cemento squadrati che si possono trovare nella maggior parte degli ex paesi sovietici, architettura che amo e che mi affascina ma il tempo grigio rendeva tutto più brutto.

Attraversai uno dei ponti sul fiume Terek, un importante corso d'acqua che parte dal Kazbeghi in Georgia per terminare nel Daghestan sfociando nel Mar Caspio, i palazzi cominciarono a cambiare avvicinandosi al centro storico: i palazzoni sovietici di cemento lasciavano spazio a piccole case colorate con grondaie decorate e muri in mattone con molti dettagli a sbalzo ed in rilievo, in più iniziai a vedere piccoli palazzetti a due piani sicuramente dell'inizio del '900. Ero quasi vicino al mio ostello.

Avevo prenotato un ostello per una settimana, non volevo spendere tanto, avevo bisogno solo di una stanza con letto e bagno e wi-fi, avrei dovuto pagare in contanti, perché anche su internet, nonostante ci fosse scritto Visa o Mastercard, non riuscii ad effettuare il pagamento: dall'inizio della Guerra i circuiti bancari internazionali non funzionano in Russia per via delle sanzioni, proprio come in Iran.

Entrai nell'ostello, alla "reception" non c'era nessuno, mi collegai alla rete wi-fi ma non funzionava, fortuna che ho scaricato il traduttore online. Arrivò una signora di massimo 50 anni, dal viso stanco che a fatica inizio ad effettuare il check-in. Le chiesi se mentre finiva questa lunga parte burocratica potessi andare a cambiare i soldi in Rubli, mi disse che si può solo in banca, allo sportello Kassa. Mi suggerì dove andare, cambiai i soldi, nessuno parlava inglese, ma non fu un problema. Tornai in ostello, pagai e mi diede le chiavi della stanza. Era una stanza molto più spartana di quello che pensavo. Tre sono le cose essenziali per me: un letto pulito, un bagno decente, e wi-fi, nessuno di questi 3 era decente. Un odore di muffa avvolgeva la stanza e le lenzuola, la stanza si riscaldava con una piccola stufa elettrica penso vecchia di 40 anni, il bagno completamente scarno con poca acqua calda ed il wi-fi che non prendeva. Fa niente, avrei dovuto alzare il mio budget, mi bastava una situazione tranquilla, ma questa era meno della sufficienza.

Uscii subito, non solo per vedere il centro storico ma anche per non stare lì dentro.

Ex Chiesa Luterana di Vladikavkaz
Ex Chiesa Luterana di Vladikavkaz

Camminai verso il centro città, tra piccole case e palazzi sovietici mi ritrovai davanti alla Ex Chiesa Luterana, simbolo della presenza tedesca in Caucaso, come in Georgia ed Azerbaijan, una popolazione che venne deportata per via delle purghe staliniane, oggi la chiesa ospita concerti ed è sopravvissuta alla distruzione dei luoghi di culto durante l'inizio dell'epoca sovietica.

Arrivai finalmente in viale Mira, "Pace" in russo, il cuore della città, uno spledido viale pedonale ed alberato, circondato da bellissimi palazzi tutti colorati che vanno dal Liberty, al'Art Decò, al Neoclassico, al sovietico ed alla vecchia architettura russa. É una bellissima passeggiata, lunga 2 km attraversata dalla linea tramviaria, la prima del Caucaso settentrionale e il primo sistema creato in Russia, ancora prima di Mosca e di San Pietroburgo. Era quello che cercavo finalmente, camminare, girovagare tra i vicoli, esplorare ed ammirare. Nonostante il freddo continuai a camminare per il viale, entrando nell'unica chiesa armena rimasta, uno splendido gioiello ben decorato come sono le chiese armene fuori dall'Armenia. Attraversai uno dei ponti sul Terek, sul lungo fiume si trovano imponeti statue sovietiche e la bandiera osseta, sotto una scritta in osseto "I love Vladikavkaz", niente di quello che leggevo assomigliava al mio persiano.

Camminai sulla riva sinistra del fiume per raggiungere la moschea cittadina, con un'architettura tardo moresca, finemente decorata all'interno, è una delle più belle che abbia visto tra le tante. É anche il simbolo dell'attuale pace tra le fedi in ossetia e del carattere multiculturale che caratterizza questa piccola Repubblica.

Moschea di Vladikavkaz
Moschea di Vladikavkaz

La moschea è visibile da tutti i ponti della città, ne attraversai uno per tornare sul lato destro del fiume e per camminare su viale Mira. Entrai in un bar, troppo freddo, volevo un caffè e wi-fi oltre a scaldarmi, il sole era ormai tramontato. Fortunatamente in questo bar internet funzionava, ma non Whatsapp. Volevo avvertire i miei amici georgiani che ero arrivato, da ore, in Russia, tutti erano preoccupati, ci sta. Dovetti rimettermi a spolverare i vecchi VPN che usavo in Iran, riuscii a farne funzionare uno e finalmente a collegarmi col resto del mondo.

Art Bar, uno dei tanti cafe di Vladikavkaz
Art Bar, uno dei tanti cafe di Vladikavkaz

Volevo provare la cucina osseta, cucina abbastanza vicina a quella georgiana, ma con qualche cambiamento. Il piatto nazionale è il fyddžyn (fıdzhın o fidjin) una torta ripiena di carne, una specie di Khachapuri alto con dentro un grosso strato di carne speziata mescolata con cipolle tritate. Andai al ristorante Ethno, le recensioni parlavano che era specializzato in cucina osseta, il fyddžyn però era troppo grande per una sola persona, optai per un khachapuri al formaggio in versione osseta ed un bicchiere di vino bianco del luogo. Tutto buono, 11 €, ero abbastanza felice ed un po' più tranquillo, la sensazione di sconforto che avevo appena arrivato stava svanendo.

Tornai in ostello, il wi-fi funzionava goccia a goccia, mi feci una doccia tiepida cercando di non bagnare per terra, non c'era la tenda.

Presi della melatonina in modo di addormentarmi velocemente, l'indomani avrei esplorato i dintorni.

...Continua


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